Privacy International Inc.

Le e-mail scambiate fra il generale John Allen e Jill Kelley, la donna  che animava la vita sociale dei militari di stanza a Tampa, in Florida, “non sono adatte alla pubblicazione su un giornale per le famiglie”, ha detto un ufficiale del Pentagono, ma non contengono alcun reato, né violano il codice di condotta militare. La Difesa ha concluso, senza trovare colpe, l’inchiesta su Allen, rimasto invischiato nella rete dello scandalo Petraeus.
12 AGO 20
Immagine di Privacy International Inc.
Le e-mail scambiate fra il generale John Allen e Jill Kelley, la donna che animava la vita sociale dei militari di stanza a Tampa, in Florida, “non sono adatte alla pubblicazione su un giornale per le famiglie”, ha detto un ufficiale del Pentagono, ma non contengono alcun reato, né violano il codice di condotta militare. La Difesa ha concluso, senza trovare colpe, l’inchiesta su Allen, rimasto invischiato nella rete dello scandalo Petraeus. L’ex direttore della Cia è stato cacciato per una liaison con la sua biografa, Paula Broadwell, scoperta proprio tramite i messaggi mandati da lei a Kelley. L’amante di Petraeus minacciava attraverso un indirizzo e-mail anonimo la rivale Kelley, che era solita scambiare messaggi con Allen, e quando l’Fbi ha iniziato la sua pesca a strascico negli account degli interessati è scoppiato uno scandalo politico senza traccia di reati.
Allen è uscito pulito dall’inchiesta del Pentagono. Il procuratore militare non ha trovato reati, ricatti, tradimenti, non ci sono dettagli pruriginosi né i toni “flirtatious” millantati all’inizio dell’inchiesta. Da subito la Casa Bianca ha pubblicamente confermato la fiducia nei confronti di Allen, la cui promozione a capo delle Forze armate della Nato è stata congelata a scopo precauzionale e ora riprenderà il suo iter. In quelle e-mail c’era molto fumo gossiparo e nessun arrosto criminale. Il gran polverone sull’asse Petraeus-Broadwell-Kelley-Allen ha detronizzato il capo della Cia e ha esposto la vita di una famiglia di Tampa ai peggiori istinti cospirazionisti d’America. In quel tubino rosa mostrato per mesi dai network, la socialite di origine libanese è diventata un incrocio fra Mata Hari e una escort per gli alti ranghi militari ma non c’è nessuna prova che la rappresentazione indotta dal circo mediatico corrisponda a verità. Sul Washington Post Jill e il marito Scott hanno raccontato la loro versione dei fatti, hanno scritto che Broadwell mandava messaggi minatori, turbava la tranquillità famigliare, e loro, vittime dello stalking, si sono rivolti all’Fbi: “La realtà è che cercavamo protezione, non attenzione, e abbiamo ricevuto l’opposto”. Hanno passato mesi di libertà vigilata dai paparazzi nella loro casa, hanno attraversato il mare delle insinuazioni, hanno perso la fiducia degli amici e messo a repentaglio la tranquillità dei figli, tutto per un reato che non si trova, per un tradimento aggravato da chissà quali violazioni della sicurezza nazionale. L’assoluzione di Allen prova che la famiglia Kelley ha pagato un pesante tributo alla fregola punitiva che nasce negli angoli oscuri del palazzo e cresce nelle pagine corrive dei tabloid. Rimaniamo in attesa di sapere per quali reati è stato cacciato Petraeus, o se anche il suo è un caso di ordinario sputtanamento.